Ottobre, temi un po’ difficili

Pomeriggio interessante quello del 28 ottobre, nel quale si è parlato di libri che trattano un tema molto delicato, quello del suicidio, raccontato da chi resta.

Il primo libro, un Memoir, è stato presentato da Ornella:

«Quando torni io non ci sarò già più.» Sono le ultime parole di S. a Matteo, pronunciate al telefono in un giorno d’autunno del 1998. S. sta finendo di portare via le sue cose dall’appartamento di Matteo dopo la fine della loro storia d’amore. Quel giorno Matteo torna a casa, la casa in cui hanno vissuto insieme per sette anni, e scopre che S. si è tolto la vita. Da quegli istanti, sono passati più di venticinque anni, durante i quali Matteo B. Bianchi non ha mai smesso di plasmare nella sua testa queste pagine di lancinante bellezza.

Il secondo da Ferruccio, nel quale l’autore sceglie la prosa in versi per raccontare la sua esperienza.

Nel solco di una eredità letteraria molto comune nei paesi anglofoni, meno in quella di lingua italiana, “Cemento e vento” è un romanzo scritto come una poesia, ipnotico e affascinante. Ci racconta con delicatezza e tensione la verità dell’amore ma anche dei suoi abissi; uno scavo devastante in quel miscuglio di ossessione e perdita che è il cuore oscuro delle nostre vite. Ogni pagina è una straordinaria e commovente testimonianza che alla fine della lettura rimane a lungo nel cuore.

In seguito siamo passati a temi più leggeri ma non meno importanti, che hanno stimolato diverse riflessioni, come la verità che la memoria pretende di raccontare.

Se la memoria è una sabotatrice sopraffina e la scrittura, come il ricordo, rischia di falsare allegramente la tua identità, allora il comico è una precisa scelta letteraria, il grimaldello per aprire all’indicibile. In questa storia all’apparenza intima, c’è il racconto precisissimo di certi cortocircuiti emotivi, di quell’energia paralizzante che può essere la famiglia, dell’impresa sempre incerta che è il diventare donna.

 

Biasimare gli errori e stigmatizzare l’ignoranza sono considerate pratiche virtuose. Necessarie. Ma le cose, forse, non stanno proprio così. Una riflessione inattesa su due parole che non godono di buona fama. Un’allegra celebrazione della nostra umanità.

 

 

 

Infine il libro che chi ha già conosciuto questo autore stava aspettando da tempo: la terza avventura della famiglia Pelletier, qui in versione spionaggio.

Francia, primavera 1959. Louis Pelletier, invecchiato e con problemi di salute, ha venduto il suo prospero saponificio a Beirut e si è ritirato a vivere in campagna, alle porte di Parigi, insieme alla fedele moglie Angèle, riavvicinandosi così ai tre figli Jean, Hélène e François. Jean è sempre in balia delle sue frustrazioni e soprattutto della tirannica moglie Geneviève, madre crudele della giovane Colette e del piccolo Philippe. Colette, in particolare, è una formidabile ragazzina sensibile e appassionata, che nasconde un trauma molto doloroso che la fa maturare prima del tempo. Hélène inaugura con successo un programma radiofonico notturno, mentre François – brillante giornalista di un grande quotidiano nazionale e cronista televisivo – viene contattato dai servizi segreti per partecipare a una delicata operazione di esfiltrazione di una spia a Praga in piena Guerra Fredda. La missione sulla carta non sembra presentare grandi difficoltà, ma potrebbe rivelarsi molto pericolosa. Il sol dell’avvenire è il terzo romanzo della grande saga dedicata agli anni del secondo dopoguerra. Giocando con il genere e strizzando l’occhio a John le Carré, Pierre Lemaitre racconta speranze e delusioni di un’epoca in piena trasformazione in cui, dietro a un ottimismo di facciata, minacciose zone d’ombra lasciano presagire un futuro inquietante.