Incontro di aprile 2026

All’incontro di aprile sono stati presentati i seguenti libri:

Il premio Nobel per la letteratura 2023 torna con un nuovo romanzo che ha come tema centrale la condizione umana, gli incontri che definiscono le nostre vite, la lotta quotidiana tra ciò che accade e ciò che desideriamo. 

Jatgeir è partito dal villaggio di Vaim a bordo della sua barca, Eline, che porta il nome di un amore perduto di gioventù. Deve fare acquisti in città, ma l’accoglienza che gli riservano i suoi abitanti è tutt’altro che cordiale. La notte, mentre dorme sulla barca ormeggiata al molo di Sund, sente una voce femminile chiamarlo, un suono familiare che lo riporta a un lontano passato. A pochi passi da sé vede Eline, la donna che non aveva mai dimenticato: ha deciso di lasciare il marito, ha una valigia in mano ed è determinata a tornare a Vaim con Jatgeir, sulla barca che porta il suo nome. Questo incontro inatteso è l’inizio di un viaggio sospeso in un triangolo amoroso, che esplora le sfumature della perdita e del desiderio, in un intreccio di vita e morte, realtà e sogno.

 

Franz Escher, un appassionato di puzzle viennese, sta aspettando l’elettricista. Per ingannare l’attesa apre un libro e incomincia a leggere. Elio Russo, un criminale pentito, sta aspettando di uscire dal carcere e assumere una nuova identità. Temendo che qualcuno lo ammazzi sul più bello, nell’attesa apre un libro e incomincia a leggere… In un gioco letterario avvincente, due romanzi gialli si incastrano l’uno dentro l’altro come tessere di un puzzle. Quale sarà il quadro finale? Aprite il libro e incominciate a leggere…

 

Mina ha trent’anni e conduce a Londra una vita costruita con grande attenzione e poca spontaneità, nel tentativo spasmodico di sentirsi finalmente “giusta”. Una sera riceve una telefonata da sua madre: il padre è morto. Mina torna a casa per i funerali, ma finisce per restare a lungo. Casa è la periferia di un paese sul mare in cui suo padre gestiva un piccolo bar sulla spiaggia frequentato per lo più da immigrati. Omar aveva cercato con quel bar di creare uno spazio di comunità per tutti coloro che non si sentivano accolti da quella nuova terra. In quello strano luogo dove nessuno sembra essere al suo posto, dove le persone troppo spesso appaiono come fantasmi che passano e svaniscono, Mina ritrova la famiglia, gli amici e soprattutto i ricordi del padre, questo mitico, inafferrabile, eterno migrante con un misterioso passato in Marocco. In quest’avventura sensuale ma a tratti quasi metafisica, Mina scoprirà che le radici sono solo un sogno sfuggente, un desiderio di ritrovarsi in una storia comune, in un affetto profondo che ci faccia dimenticare, almeno a momenti, la ferocia del mondo e le ferite dell’abbandono.

 

“Partenze” è la storia di due amori, quello fra il giovane Stephen e la giovane Jean e quello fra il vecchio Stephen e la vecchia Jean. E’ la storia di uno scrittore di nome Julian, alle prese con gli scherzi della memoria, le fallacie del corpo, e quella speciale partenza a cui non segue alcun arrivo. Prendiamo il caso di Stephen e Jean – alto, allampanato, gentile studente di filosofia lui, attraente, caustica, benestante studentessa di letteratura russa lei. Julian li conosce all’Università di Oxford negli anni Sessanta, quell’epoca di libertà sessuale tanto decantata ma raramente sperimentata, e, un po’ terzo incomodo un po’ mezzano, li fa incontrare e innamorare. Poi la vita fa il suo corso e quarant’anni dopo Julian non resiste alla tentazione di rifarsi Cupido, «scrivendo» un nuovo capitolo della loro unione. Nel raccontare le loro storie d’amore, la prima come la seconda, lo scrittore-demiurgo fa affidamento sulla memoria e gli appunti personali. È lecito domandarsi quale grado di verità tali supporti garantiscano alla narrazione.

 

Dello scrittore ticinese Lorenzo Sganzini: Kintsugi e altri racconti autobiografici
Kintsugi” è il nome dato all’antica arte giapponese di riparare le ceramiche rotte con una colatura del metallo più nobile: l’oro. Letteralmente significa “riparare con l’oro”. E’ il simbolo della “Resilienza”, cioè la capacità di diventare più forti nonostante il disagio e le difficoltà che temprano chi le sperimenta. Possiamo definire quest’arte la possibilità di abbracciare il danno subito, di non vergognarci delle proprie ferite e di trasformare i fallimenti in nuove opportunità. Nella ceramica rotta se si rimettono assieme i cocci inizialmente si vedono numerose crepe da cui passa però una nuova luce. Ecco la vera essenza del “Kintsugi”, quindi le nuove opportunità che si aprono dopo un evento difficile, un trauma o una ferita emozionale.

 

Ornella ha poi presentato il libro Tre Nomi di Florence Knapp:
Mentre fuori il vento spezza i rami degli alberi, il pianto di un neonato riempie di vita la stanza. È nato il figlio di Cora e lei, finalmente, può cullarlo. Ma non è solo una notte di nascita e tempesta. È una notte di decisioni. Il bambino ha bisogno di un nome, ma Cora esita. La scelta più semplice sarebbe chiamarlo Gordon. Il nome del padre, e di tutti i maschi della famiglia. Il nome che il marito vorrebbe imporle. Eppure, Cora sente che non è la decisione giusta. Potrebbe chiamarlo Julian, un nome che le è sempre piaciuto per il suo significato: Padre del cielo. O accontentare la primogenita Maia che le ha suggerito Bear. Il mattino dopo, la bufera è passata. Cora, invece, sente ancora infuriare dentro di sé lo stesso vento che ha messo sottosopra la città. Mentre va all’anagrafe, ferma il passeggino sotto una quercia e stringe forte la mano di Maia. Gordon, Julian, Bear. Cora deve decidere se assecondare la volontà di suo marito o ribellarsi. In tre scenari alternati, la madre dà al figlio un nome diverso. Una scelta che comporta tre vite differenti. Una decisione che innesca infinite possibilità. Perché un nome non è mai soltanto un nome. Può essere dono, eredità, promessa; oppure trasformarsi in vincolo, marchio, condanna. Può proteggere o ferire. Può esprimere amore o potere. E può cambiare un’intera esistenza. Questo romanzo ci spinge a riflettere sulle conseguenze delle nostre scelte e su come il nome dato a un bambino possa influire sul suo futuro.

Febbraio

Stefano Bartezzaghi, Bozze non corrette, ed. Mondadori

Un romanzo in cui nulla è lasciato al caso: mille errori disseminati tra le pagine nascondono un segreto, e solo chi saprà leggerli davvero potrà scoprire la verità. Un po’ come risolvere le sue famose parole incrociate…

 

 

Marco Malvaldi, Se fossi stato al vostro posto, ed. Raffello Cortina

In un continuo alternarsi di esempi e paradossi che hanno soprattutto a che vedere con investigazioni, processi e sentenze, capiremo perché due linguaggi tanto diversi siano entrambi indispensabili per confrontare tra loro le molteplici versioni di una storia, valutare l’attendibilità delle prove e, in base a queste, prendere una decisione. Alla fine, scopriremo che i motivi per cui Poe ha scritto Il mistero di Marie Rogêt non erano esattamente quelli che sembravano.

 

Amélie Nothomb, Stupore e tremori, ed. Voland

La giovane Amélie è riuscita a trovare impiego in un’importantissima multinazionale giapponese, realizzando il sogno di tornare a vivere nel suo paese d’origine. L’incapacità di adeguarsi allo spietato automatismo di “una delle aziende più grandi dell’universo” la porterà però a subire, in un crescendo di umiliazioni, l’esperienza di una vertiginosa discesa agli inferi. Unica luce, l’altera bellezza di Fubuki, sottile e flessuosa come un arco. Ma anche lei, nonostante il fascino, resta pur sempre un superiore che ama ostentare il proprio piccolo potere.

Concita De Gregorio, Di madre in figlia, ed. Feltrinelli

Marilù abita in cima a un’isola: sotto c’è il villaggio, in mezzo il bosco e infine la radura con la sua casa, dove nemmeno i frequenti incendi estivi possono raggiungerla. È una donna che affascina ma un po’ spaventa, perché porta con sé il fatto di essere stata molto libera negli anni più liberi del secolo scorso, gli psichedelici Settanta. Fin troppo, pensa sua figlia Angela, che sente di averne ricevuto soltanto trascuratezza. Ora Angela si trova costretta a malincuore ad affidarle per tre mesi la figlia Adelaide – che si fa chiamare Adè –, adolescente tanto attiva in Rete quanto insicura nel mondo e nel proprio corpo. In questa lunga estate nonna e nipote si ritrovano insieme dopo dieci anni, si conoscono e si riconoscono, mentre la madre irrompe con telefonate ansiose sul fisso di casa perché, come primo gesto, Marilù ha requisito il cellulare alla ragazza. Per Adè la vacanza non potrebbe cominciare peggio, invece a poco a poco diventa un’avventura…

Emanuele Trevi, Mia nonna e il Conte, ed. Solferino 

È una nonna dai tratti di dea arcaica, Peppinella, la protagonista di questo libro, una perentoria matriarca calabrese che, come una regina, vive riverita da due dame di compagnia – Delia e Carmelina – ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino dominato dall’imponente cibbia, il nipote Emanuele trascorre – immerso nei libri – le interminabili estati dell’infanzia e della giovinezza. Ed è in questo hortus conclusus che un bel giorno Peppinella si vede comparire davanti addirittura un Conte, anch’egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese.

Roberta Recchia, Io che ti ho voluto così bene, ed. Rizzoli

Luca non ha neanche quattordici anni, ma ha una sensibilità silenziosa che lo rende diverso dai coetanei. Con i genitori e il fratello maggiore abita in una località di mare, dove tutto sembra immutabile: un posto sicuro che con la bella stagione si popola anno dopo anno. Un’estate una ragazza piena di vita diventa il suo primo sogno d’amore. Quando però lei scompare, e i carabinieri bussano alla loro porta, l’esistenza di Luca e dei suoi viene segnata per sempre. Per sottrarre lui, con la sua innocenza di bambino, all’ombra che si propaga inesorabile sulla famiglia, la madre gli riempie in fretta una valigia e lo mette su un treno con un biglietto di sola andata: al Nord lo aspettano lo zio Umberto, professore al liceo, e la zia Mara con le cugine. In un mondo diverso, lontanissimo da quello della sua infanzia, Luca prova a ricostruirsi, cresce e mette nuove radici, cercando di restituire un senso a parole come fiducia e appartenenza. A sostenerlo ci sono lo zio Umberto, che per lui dà tutto se stesso, e Flavia, una ragazzina determinata a fargli ritrovare la speranza nel futuro. Con la sua penna delicata e profonda, Roberta Recchia mette in scena relazioni intense, dialoghi vibranti, e una storia che ci tiene stretti fino all’ultima pagina. Un romanzo carico di grazia sulla possibilità di rinascere e di saper perdonare, con un protagonista che ci conquista e ci commuove da subito: perché la sua voce ci arriva con tutta la pienezza dei silenzi e delle verità sussurrate. 

 

Incontro di novembre

Nell’incontro di novembre che ha visto la presenza di due nuovi lettori (uomini!) che speriamo ritornino e diventino assidui del nostro gruppo, si è parlato di:

Claudio Piersanti, La finestra sul porto, ed. Feltrinelli

Roberto ha avuto relazioni infelici e senza amore, e sembra rassegnato a una solitudine fatta di passeggiate al porto, immerso nella contemplazione del mare. Per lui, sradicato, nato in campagna e vissuto nelle pianure del Nord, il mare rappresenta una conquista, la sua unica consolazione. Tra i segreti c’è un amore profondo e inconfessabile, che all’improvviso viene allo scoperto. In una notte cambia tutto. L’amore spazza via finzioni e amicizie, esplode la felicità, ma anche il dolore di chi ne resta escluso…

Si è poi riparlato di Niente di vero di Veronica Raimo, un racconta in prima persona sulla propria famiglia, proponendolo come libro collettivo per il mese prossimo.

E dei due libri di Andrea Bajani, il Libro delle case e L’anniversario, suggerendo di leggerli in questo ordine. Anche in questo caso i due libri parlano della famiglia, in una sorta di autobiografia, ma l’autore qui lo fa in modi particolari e differenti.

Li trovate descritti entrambi nell’Archivio del sito.

Mila ha poi lanciato il libro di Ian McEwan, Quello che possiamo sapere, pubblicato da Einaudi:

Nell’ottobre del 2014, durante una cena tra amici, il grande poeta Francis Blundy dedica alla moglie Vivien un poema che non verrà mai pubblicato e di cui si perderanno le tracce. Un secolo piú tardi, in un mondo ormai in gran parte sommerso dopo un Grande Disastro, lo studioso di letteratura Thomas Metcalfe scopre degli indizi che puntano a un intreccio amoroso e criminale. Ma che ne sappiamo degli uomini e delle donne del passato, con le loro passioni e i loro segreti? E che sapranno i nostri discendenti di noi e del mondo guasto che gli lasceremo in eredità?

Ne riparleremo più avanti….

Il nostro grande lettore Ferruccio, ha portato alcuni libri da proporre alla nostra curiosità:

Domenico Starnone, Destinazione errata, ed. Einaudi

Un messaggio d’amore inviato alla destinataria sbagliata dà inizio a una storia irresistibile che non abbandona mai la tonalità ironica e tuttavia sospinge il protagonista verso esiti sempre piú allarmanti. 

 

 

Che succede a Baum? è il primo romanzo di Woody Allen ed è tutto ciò che ci si aspetterebbe da lui, e molto di più. Il ritratto di un intellettuale paralizzato dalle nevrosi sulla futilità e il vuoto della vita; uno sguardo irriverente sui miti dell’editoria newyorkese; soprattutto, una storia divertente, dalla trama serrata e dalla scrittura impeccabile, da uno dei più grandi e versatili talenti cinematografici e letterari americani. Un romanzo che farà tremare il mondo letterario.

 

Ottobre, temi un po’ difficili

Pomeriggio interessante quello del 28 ottobre, nel quale si è parlato di libri che trattano un tema molto delicato, quello del suicidio, raccontato da chi resta.

Il primo libro, un Memoir, è stato presentato da Ornella:

«Quando torni io non ci sarò già più.» Sono le ultime parole di S. a Matteo, pronunciate al telefono in un giorno d’autunno del 1998. S. sta finendo di portare via le sue cose dall’appartamento di Matteo dopo la fine della loro storia d’amore. Quel giorno Matteo torna a casa, la casa in cui hanno vissuto insieme per sette anni, e scopre che S. si è tolto la vita. Da quegli istanti, sono passati più di venticinque anni, durante i quali Matteo B. Bianchi non ha mai smesso di plasmare nella sua testa queste pagine di lancinante bellezza.

Il secondo da Ferruccio, nel quale l’autore sceglie la prosa in versi per raccontare la sua esperienza.

Nel solco di una eredità letteraria molto comune nei paesi anglofoni, meno in quella di lingua italiana, “Cemento e vento” è un romanzo scritto come una poesia, ipnotico e affascinante. Ci racconta con delicatezza e tensione la verità dell’amore ma anche dei suoi abissi; uno scavo devastante in quel miscuglio di ossessione e perdita che è il cuore oscuro delle nostre vite. Ogni pagina è una straordinaria e commovente testimonianza che alla fine della lettura rimane a lungo nel cuore.

In seguito siamo passati a temi più leggeri ma non meno importanti, che hanno stimolato diverse riflessioni, come la verità che la memoria pretende di raccontare.

Se la memoria è una sabotatrice sopraffina e la scrittura, come il ricordo, rischia di falsare allegramente la tua identità, allora il comico è una precisa scelta letteraria, il grimaldello per aprire all’indicibile. In questa storia all’apparenza intima, c’è il racconto precisissimo di certi cortocircuiti emotivi, di quell’energia paralizzante che può essere la famiglia, dell’impresa sempre incerta che è il diventare donna.

 

Biasimare gli errori e stigmatizzare l’ignoranza sono considerate pratiche virtuose. Necessarie. Ma le cose, forse, non stanno proprio così. Una riflessione inattesa su due parole che non godono di buona fama. Un’allegra celebrazione della nostra umanità.

 

 

 

Infine il libro che chi ha già conosciuto questo autore stava aspettando da tempo: la terza avventura della famiglia Pelletier, qui in versione spionaggio.

Francia, primavera 1959. Louis Pelletier, invecchiato e con problemi di salute, ha venduto il suo prospero saponificio a Beirut e si è ritirato a vivere in campagna, alle porte di Parigi, insieme alla fedele moglie Angèle, riavvicinandosi così ai tre figli Jean, Hélène e François. Jean è sempre in balia delle sue frustrazioni e soprattutto della tirannica moglie Geneviève, madre crudele della giovane Colette e del piccolo Philippe. Colette, in particolare, è una formidabile ragazzina sensibile e appassionata, che nasconde un trauma molto doloroso che la fa maturare prima del tempo. Hélène inaugura con successo un programma radiofonico notturno, mentre François – brillante giornalista di un grande quotidiano nazionale e cronista televisivo – viene contattato dai servizi segreti per partecipare a una delicata operazione di esfiltrazione di una spia a Praga in piena Guerra Fredda. La missione sulla carta non sembra presentare grandi difficoltà, ma potrebbe rivelarsi molto pericolosa. Il sol dell’avvenire è il terzo romanzo della grande saga dedicata agli anni del secondo dopoguerra. Giocando con il genere e strizzando l’occhio a John le Carré, Pierre Lemaitre racconta speranze e delusioni di un’epoca in piena trasformazione in cui, dietro a un ottimismo di facciata, minacciose zone d’ombra lasciano presagire un futuro inquietante.

Settembre si ricomincia

Una pila di libri ci aspettava al nostro rientro dopo l’estate; allora iniziamo da quelli proposti da Mila:

Due killer in azione in una Milano malavitosa. Un noir esilarante intriso di acida ironia e sferzante denuncia sociale.

«Arguto e pungente, graffiante e ironico, capace di far ridere amaro. Il tono dominante è uno humour ora agrodolce, ora di denuncia sociale, ora cinico, ora esilarante, ora tutte queste cose assieme.»Severino Colombo, La Lettura

 


Due uomini, l’omicidio di una donna, la notte interminabile prima di un interrogatorio e un narratore di razza che inchioda il lettore in una rete ambigua, una storia di ribaltamenti e colpi di scena nella quale è assai arduo decidere da che parte stare.

 

 

Maestro dell’illusione e della manipolazione, Michel Bussi torna con un thriller coinvolgente e affascinante

A Guadalupa si verificano degli strani omicidi: tutti seguono uno schema definito, come se fosse un rituale mistico. L’ispettore Kancel e i suoi assistenti cominciano una corsa contro il tempo per fermare l’assassino: un’indagine in cui i confini tra magia nera e macchinazione diabolica si confondono.

Firenze, ottobre 1966. Non fa che piovere. Un bambino scompare nel nulla e per lui si teme il peggio, forse un delitto atroce. Il commissario Bordelli indaga disperatamente, e durante le indagini arriva l’alluvione… La notte del 4 novembre l’Arno cresce, si ingrossa, va a lambire gli archi di Ponte Vecchio, supera gli argini e la città è travolta dalla furia delle acque. Le vie diventano torrenti impetuosi, la corrente trascina automobili, sfonda portoni e saracinesche, riversando nelle strade cadaveri di animali, alberi, mobili e detriti di ogni genere. Mentre la città è alle prese con quella inaspettata e inimmaginabile tragedia, il delitto sembra destinato a rimanere impunito ma…

È la notte dell’Epifania, sera di festa a Bellano. Dal treno scende “il Pianista”. Così chiamato per via delle sue mani lunghe e affusolate? Ladro di professione. Piove, fa freddo. Perlustrando le contrade nell’attesa della folla che assisterà alla processione dei Re Magi, il Pianista incappa in un cartello affisso su un vecchio portone: «Pianoforte vendesi». Incuriosito, dopo aver saputo che l’appartamento è disabitato e visto che il tempo non migliora, rovinando così la festa e soprattutto trattenendo nelle loro case le sue possibili prede, decide di entrare…


Maurizio Maggiani torna con un nuovo libro che esplora la memoria, intrecciando la Storia collettiva con le storie individuali. In un’epoca in cui le ricorrenze rischiano di diventare sterili rituali, lo scrittore ci invita a riscoprire la memoria come atto di responsabilità e impegno civile. Attraverso un calendario immaginario, intreccia celebrazioni nazionali come il 25 aprile e l’8 settembre con le vicende quotidiane della gente comune, con le ricorrenze personali di coloro che la storia, forse più che farla l’hanno subita, vivendo momenti di grande sofferenza e sacrificio.

Suggerito da Ornella, leggere  Gente del sud è come aver compiuto un viaggio attraverso l’Italia e la sua storia; un viaggio che porta il lettore all’interno di una grande famiglia del sud, con le sue regole e le sue tradizioni.

Raffaello Parlante, ultimo membro della famiglia Parlante il cui capostipite è il suo trisavolo Bastiano Parlante, è tornato in Puglia per i funerali dello zio Nello a cui era legatissimo e con cui è praticamente cresciuto. Gironzolando tra le stanze della grande casa, immerso nei ricordi, si ritrova nello studio dello zio, studioso e appassionato di lettere antiche. Ne “la più bella libreria di Puglia”, ricavata da un antico mobile di farmacia del Settecento di cui suo zio era orgoglioso, ad un tratto spicca tra i libri uno in particolare, quasi che lo stesse chiamando: il vecchio album di famiglia. Dai ritratti dei suoi antenati, che vanno dal trisavolo Bastiano fino a sua madre bambina, Raffaello sente provenire il richiamo antico della sua terra e delle sue radici, e inizia a raccontarcele. Diviso in otto grandi capitoli, ognuno intitolato a un periodo storico, siamo portati dentro gli anni ’10 del Novecento, poi nella Prima Guerra Mondiale in cui tutti i maschi di famiglia abili, così come era il sentimento all’epoca, si gettano con entusiasmo; in seguito attraverso il Fascismo, la Seconda Guerra Mondiale, lo sviluppo economico del dopoguerra, fino alla crisi degli anni ’70 e ai tempi attuali.

Raffaello Mastrolonardo, attraverso la voce di Raffaello Parlante, racconta, romanzandola un po’, la storia della sua famiglia. Ha mescolato le vite dei suoi avi, dei rami sia materno che paterno, per creare un unico albero genealogico che rendesse avvincente lo scorrere degli anni. Quindi tutti i personaggi che ci accompagnano durante la lettura sono esistiti davvero. Questo rende Gente del Sud un libro veramente emozionante perché vivo e reale.

Proposte estive

Queste alcune letture che sono state proposte all’ultimo incontro come suggerimenti di letture. Se ne leggeremo almeno uno (o due) se ne potrà poi parlare a settembre, quando ci rivedremo. Per ora buona estate a tutte/i.

Remo Rapino, Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, ed. Minimun Fax

Vincitore Premio Campiello 2020. Nella dozzina del Premio Strega 2020. Finalista Premio Napoli 2020, sezione Narrativa

Liborio Bonfiglio è una “cocciamatte”, il pazzo che tutti scherniscono e che si aggira strambo e irregolare sui lastroni di basalto di un paese che non viene mai nominato. Eppure nella sua voce “sgarbugliata” il Novecento torna a sfilare davanti ai nostri occhi con il ritmo travolgente e festoso di una processione con banda musicale al seguito. Perché tutto in Liborio si fa racconto, parola, capriola e ricordo: la scuola, l’apprendistato in una barberia, le case chiuse, la guerra e la Resistenza, il lavoro in fabbrica, il sindacato, il manicomio, la solitudine della vecchiaia. A popolare la sua memoria, una galleria di personaggi indimenticabili: il maestro Romeo Cianfarra, donn’Assunta la maitressa, l’amore di gioventù Teresa Giordani, gli amici operai della Ducati, il dottore Alvise Mattolini, Teté e la Sordicchia… Dal 1926, anno in cui viene al mondo, al 2010, anno in cui si appresta a uscire di scena, Liborio celebrerà, in una cronaca esilarante e malinconica di fallimenti e rivincite, il carnevale di questo secolo, i suoi segni neri, ma anche tutta la sua follia e il suo coraggio.

Giovanni Fontana, Macchie azzurre in una sera d’estate, Castelvecchi editore

Attraverso una narrazione polifonica, il romanzo ricostruisce un tormentato percorso esistenziale che si snoda fra Lombardia e Svizzera, dagli anni Trenta a oggi. Al centro del racconto, la figura umbratile di Elena, che nasce sul lago di Como, in un ambiente piccolo-borghese segnato dal fascismo, e ricerca la propria strada a tentoni, allontanandosi sempre più dalla vita pensata per lei dalla madre: studia a Milano, si sposa in Svizzera e sperimenta una dolorosa maternità, per la malattia psichica del figlio maggiore che assorbe e, insieme, dà un senso alle sue giornate, medicando le sue frustrazioni. La personalità complessa, sfuggente, di Elena è messa a fuoco attraverso le testimonianze di chi ha condiviso il suo cammino: i figli Luca, il primogenito malato, e Pietro, mediocre incarnazione del buon senso; il marito nevrotico; il fratello; la cognata; un prete; uno psicanalista; una badante.

Paul Murray, Il giorno dell’Ape, Einaudi

Un irresistibile romanzo famigliare di desideri, solitudini e macerie senza fine ma, forse, con un inizio preciso. La famiglia Barnes è nei guai. La concessionaria di Dickie sta per fallire, ma lui, invece di affrontare la situazione, trascorre le giornate costruendo un bunker a prova di apocalisse. La moglie Imelda, nel frattempo, si è messa a vendere i gioielli su eBay, la figlia adolescente Cass, ex prima della classe, sembra voler sabotare la sua carriera scolastica e PJ, il figlio dodicenne, sta allestendo un piano per scappare di casa. Che cosa è andato storto per i Barnes, al punto da mandare tutto in rovina? Al tempo stesso affresco famigliare e ritratto della contemporaneità, Il giorno dell’ape è un indimenticabile tour de force pieno di umorismo e calore umano.

Cormac McCarthy, Il passeggero, Einaudi

Nel cuore di una fredda notte del 1980, Bobby Western indossa la sua muta da sommozzatore e si tuffa nelle nere profondità della baia del Mississippi. Laggiù scorge il profilo di un aereo con nove corpi in cabina, gli occhi vuoti e le braccia protese verso un gelido abbraccio. Che fine ha fatto il fantomatico decimo passeggero? Quali oscure macchinazioni cela la sua scomparsa? Dolente viandante del mondo da sempre braccato dalla perdita e dalla colpa, ora Bobby deve tornare a fuggire, inseguendo la libertà e il ricordo di una donna per sempre irraggiungibile. Cormac McCarthy ritorna con il suo romanzo più atteso e ci stupisce e conquista con un’opera di disperata bellezza e apicale bravura.